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Chirurgia oncologica laparoscopica

Chirurgia oncologica: neoplasie del colon e del retto, dello stomaco, dell'ovaio, carcinosi peritoneale. Indicazioni di terapia chirurgica laparoscopica.

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Peritonectomia

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Novembre 2013 22:47

Cosa è la peritonectomia

La peritonectomia, o intervento di Sugarbaker, è un trattamento chirurgico integrato che può essere applicato ad alcuni pazienti con carcinosi peritoneale da malattie tumorali che si sono dimostrate sensibili a questa terapia, come i tumori dell'ovaio e del colon (carcinosi secondarie), i mesoteliomi peritoneali e gli pseudomixomi peritonei (carcinosi primitive). Il termine peritonectomia significa asportazione del peritoneo, che è una membrana che riveste internamente il nostro intestino e gli altri visceri (stomaco, fegato, milza, utero, annessi) e la parete interna dell'addome. Su questa membrana tendono a depositarsi le cellule neoplastiche dell'interno dell'addome, fino a creare dei noduli e placche che confluiscono fra di loro. La presenza di malattia sul peritoneo rallenta progressivamente la funzione intestinale, fino a configurare un quadro di carcinosi peritoneale.

Uno dei requisisti fondamentali per l'intervento è l'assenza di metastasi derivanti dalla malattia iniziale.

L'intervento consiste nell'eseguire sull'addome una incisione laparotomica mediana allo scopo di esplorare completamente i visceri, per valutare l'estensione della carcinosi peritoneale e fare una previsione della possibilità di asportazione della malattia.

Lo scopo dell'intervento è non lasciare malattia visibile ad occhio nudo o, se non è possibile asportare tutto il visibile, lasciare noduli di diametro massimo non superiore a 3-5 millimetri; per asportare la malattia è necessario rimuovere il rivestimento peritoneale dell'interno dell'addome e quello che riveste i visceri (stomaco, intestino, fegato, colecisti, vescica, utero ed annessi).

Spesso, per raggiungere una 'pulizia' spinta è necessario asportare molto, non solo il peritoneo. L'intento del chirurgo è un intervento che abbia un profilo di rischio accettabile per le condizioni del paziente e sia compatibile con una qualità residua di vita buona.

Una volta eseguita la fase demolitiva dell'intervento è necessario iniziare la Chemioipertermia intraperitoneale.

Chemioipertermia intraperitoneale

La chemioipertermia intraperitoneale, come descritto in altra sezione di questo sito, ha l'intento di trattare con farmaci antitumorali ad alto dosaggio e con temperature elevate tutta la cavità addominale, in modo da cercare di curare la malattia residua, microscopica e macroscopica eventualmente ancora presente. Lo scopo di associare elevate temperature e farmaci antitumorali serve per facilitare l'effetto sinergico dei due fattori contro il tumore.

Una volta esaurita la fase della chemioipertermia si eseguono ulteriori manovre chirurgiche di completamento, controllo dell'emostasi, posizionamento di drenaggi, eventuale confezionamento di stomie per protezione di suture intestinali.

 

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Chemioipertermia intraperitoneale

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Novembre 2013 22:47

La chemioipertermia intraperitoneale (HIPEC) è un trattamento chirurgico che associa, in un solo intervento, la terapia con farmaci antitumorali e il calore ad alta temperatura.

Questo trattamento è utilizzato nei pazienti con carcinosi peritoneale, associato alla peritonectomia.

I farmaci antitumorali agiscono sulle cellule tumorali maligne con meccanismi d'azione diversi, ma molti inibiscono la crescita tumorale con effetto dipendente dalla dose di farmaco somministrato.

Alcuni studi scientifici hanno dimostrato un effetto antitumorale selettivo delle alte temperature (44°C) rispetto alle cellule sane.

L'applicazione combinata dei farmaci antitumorali con alte temperature (42°C) attua una sinergia d'azione potenziata rispetto ai due elementi applicati singolarmente.

Il trattamento con chemioipertermia intraperitoneale prevede la circolazione di liquido ad elevata temperatura all'interno dell'addome, insieme a farmaci antitumorali ad alto dosaggio, per un tempo predeterminato.

Il trattamento chemioipertermico non è effettuabile su tutti i pazienti; in generale una malattia ridotta offre le migliori possibilità.

La valutazione della  possibilità del trattamento passa attraverso una completo esame del paziente e della sua storia di malattia, dei precedenti trattamenti chirurgici e con chemioterapia, delle attuali condizioni fisiche e delle possibilità di giovarsi della terapia.

 

 

   

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Carcinosi peritoneale

Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Maggio 2014 21:30

Cosa è la carcinosi peritoneale

La carcinosi peritoneale è una malattia neoplastica maligna che rappresenta la diffusione e l’impianto di cellule tumorali nella cavità peritoneale e a livello dei visceri in essa contenuti.

Le neoplasie del peritoneo sono, per la maggior parte, secondarie ad altre neoplasie di organi dell'addome (tumori maligni del colon, ovaio, stomaco, appendice ed altri di minore frequenza), oppure primitive peritoneali, per esempio pseudomixoma peritonei (di minore frequenza).

La cavità peritoneale rappresenta l'interno dell'addome, con tutti i visceri: stomaco, intestino, fegato, milza, utero ed annessi nella donna.

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Il peritoneo è una membrana che avvolge completamente i visceri dell'addome e riveste l'interno della cavità addominale; la funzione fisiologica del peritoneo è quella di assicurare, attraverso la sua scorrevolezza, una sorta di piano di scivolamento che permette agli organi addominali di muoversi e assicurare un funzionamento ottimale dell'intestino, con la sua capacità di assorbimento dei cibi.

Gli organi addominali che si affacciano nella cavità peritoneale possono essere sede di tumori maligni che migrano le proprie cellule maligne nel peritoneo; su questa membrana le cellule possono accrescersi e moltiplicarsi dando origine a noduli di varia dimensione.

I noduli della carcinosi possono fondersi fra loro fino a formare delle placche di tessuto di grandezza variabile ed insediarsi in profondità nei tessuti colpiti. La presenza di questi noduli e placche all'interno della cavità peritoneale crea un progressivo ostacolo alla funzione peritoneale e dell'intestino. La presenza di un ostacolo alla funzione intestinale è una patologia che necessita, per quanto possibile, di una soluzione.

Per alcune malattie, la diffusione all'interno del peritoneo rappresenta per un lungo tempo l'unica forma di diffusione; questo permette di trattare efficacemente la malattia con armi adeguate, fra cui chemioterapia sistemica associata al trattamento loco regionale con chemioipertermia intraperitoneale. Il tumore che più frequentemene presenta questa modalità di diffusione è il tumore dell'ovaio.

Diagnosi

La carcinosi peritoneale può esordire con disturbi addominali aspecifici: disturbi della digestione, senso di gonfiore addominale ai pasti, senso di pesantezza), disturbi del transito intestinale fino alla sub-occlusione ed alla occlusione intestinale. L'addome può gonfiarsi per accumulo di liquido.

La diagnosi può essere fatta attraverso esami strumentali (ecografia e TAC addome) con dimostrazione di liquido ascitico in quantità variabile e eventuali noduli sulla superficie di organi addominali. Può essere necessario eseguire un esame citologico del liquido ascitico ed un dosaggio di alcuni marcatori tumorali. L'innalzamento significativo di questi marcatori può indicare la presenza di malattia peritoneale e la necessità di eseguire ulteriori ed approfonditi esami.

La diagnosi di carcinosi peritoneale deve essere affidata ad un medico. Il percorso terapeutico coinvolge in genere più figure: il chirurgo generale e lo specialista oncologo collaborano per intraprendere un itinerario di trattamento integrato. 

La carcinosi peritoneale da ovaio è relativamente sensibile alla chemioterapia sistemica. Tuttavia, l' associazione con la chemioipertermia intraperitoneale sembra che possa dare un uòteriore beneficio, anche se i dati della letteratura scientifica sono ancora discordanti.

Intervento

Il trattamento della carcinosi peritoneale è un argomento complesso, che necessita di un inquadramento specifico, adatto alla malattia e alle condizioni di ciascun paziente. Oggi è possibile un approccio a questa patologia attraverso la Chemioipertermia intraperitoneale e la Peritonectomia. L'intervento, quando possibile, asporta la membrana peritoneale che riveste l'interno dell'addome; a seguire, nello stesso intervento, si attua la chemioipertermia che rappresenta una combinazione di calore e agenti antineoplastici, al fine di potenziare entrambe.

   

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Neoplasie del colon - Chirurgia laparoscopica

Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Maggio 2014 15:48

Chirurgia laparoscopica del colon

La chirurgia laparoscopica delle neoplasie del colon ha guadagnato un posto di rilievo nei confronti della chirurgia tradizionale con incisione laparotomica mediana addominale.

L'intervento di asportazione del colon per via laparoscopica ha permesso di conseguire alcuni significativi vantaggi per il paziente.

Vantaggi

Quali sono i vantaggi dell'approccio laparoscopico:

  • riduzione della estensione delle cicatrici chirurgiche,
  • riduzione del dolore postoperatorio,
  • riduzione della durata della degenza,
  • riduzione della necessità di trasfusioni di sangue,
  • riduzione dello stress da trauma chirurgico,
  • una ripresa della funzione intestinale più rapida rispetto alla chirurgia tradizionale,
  • miglioramento della funzione respiratoria dopo l'intervento per minor dolore sull'addome,
  • riduzione del rischio di laparocele, cioè di ernia della ferita chirurgica successiva all'intervento,
  • miglioramento del risultato estetico,
  • rapida ripresa delle normali attività quotidiane e lavorative.

Gli svantaggi della chirurgia laparoscopica del colon sono legati alla necessità di un tempo chirurgico maggiore e alla necessità di avere, per il paziente, un funzionamento normale dell'apparato cardiocircolatorio e della funzione respiratoria. Durante l'intervento l'addome viene insufflato con anidride carbonica e questo può influire negativamente sull'ossigenazione del paziente perchè la aumentata pressione addominale durante l'intervento laparoscopico ostacola la escursione del diaframma e quindi la ventilazione polmonare.

Le indicazioni alla terapia chirurgica sono le lesioni neoplastiche del colon, i grossi polipi non asportabili per via endoscopica, la presenza di infiltrazione neoplastica della base del polipo. Prima di procedere alla aposrtazione chirurgica è indispensabile l'esecuzione di una colonscopia per avere una conoscenza precisa della sede del polipo ed eventualmente il suo tatuaggio endoscopico. Il tatuaggio consiste nell'iniettare, nello spessore della parete del colon, inchiostro di china che si possa rilevare durante la laparoscopia.

Risultati

I risultati dal punto di vista oncologico sono sovrapponibili alla chirurgia tradizionale, con la stessa lunghezza di intestino asportata, lo stesso numero di stazioni linfonodali e quindi la stessa radicalità oncologica rispetto all'intervento tradizionale. La ripresa della normale attività quotidiana è più rapida con la tecnica laparoscopica rispetto al taglio addominale.

La chirurgia laparoscopica del colon può essere effettuata sia per resezioni del colon destro, del trasverso, per il colon sinistro e retto.

Tutta la patologia del colon (la malattia diverticolare e neoplastica) può essere trattata con la chirurgia laparoscopica del colon.

   

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Sequenza polipo-neoplasia del colon

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Dicembre 2013 19:52

I polipi del colon sono degli agglomerati di tessuto che si formano sulla superficie della mucosa intestinale. Questo tessuto progressivamente tende ad aumentare di dimensioni e, ad un certo punto della sua evoluzione, per motivi non del tutto noti, le cellule che lo compongono continuano una trasformazione verso la malignità.