Chirurgia laparoscopica e laparoscopia

La chirurgia laparoscopica rappresenta un nuovo modo di affrontare un intervento chirurgico. E' ormai entrata prepotentemente nella pratica chirurgica quotidiana.

Offre la possibilità di ridurre il trauma chirurgico e di eseguire quasi tutti gli stessi interventi della chirurgia tradizionale.

La laparoscopia utilizza degli strumenti che entrano nell'addome del paziente attraverso dei piccoli fori della parete addominale e, mediante insufflazione di gas di anidride carbonica, si crea una cavità in cui si eseguono le manovre chirurgiche.



Appendicectomia laparoscopica

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L'appendice è una formazione vermiforme posta sul fondo del cieco, che è la parte iniziale del colon, in stretta prossimità della valvola ileocecale.

Appendice 

La infiammazione dell'appendice comporta una appendicite, che può essere in forma acuta o cronica.

L'appendicite acuta si manifesta principalmente fra i dieci ed i trenta anni di età, ma tende ad essere progressivamente meno frequente con il progredire dell'età.

L'appendicite acuta ha quattro gradi di acuzie, in forma crescente di gravità:

  • catarrale
  • fibrinosa
  • flemmonosa
  • gangrenosa 

I sintomi dell'appendicite possono essere vari, ma in genere si manifesta con dolore addominale in sede periombelicale che progressivamente, con il passare delle ore, tende a spostarsi a livello della fossa iliaca destra, sopra l'inguine. Il dolore può essere associato anche a nausea, diarrea, disturbi urinari e dolore alla coscia destra; inoltre può comparire febbre, anche molto alta.

La terapia varia con il grado di infiammazione dell'appendice, anche se in genere è necessario il trattamento chirurgico.

Una appendicite in fase molto iniziale con un lieve risentimento addominale può giovarsi di una terapia antibiotica per 24 ore, sotto stretto controllo clinico e laboratoristico.

Un paziente con dolore diffuso a tutto l'addome, con sintomatologia che si accentua ai colpi di tosse, febbre alta, alterazione dei valori degli esami di laboratorio necessita di un intervento chirurgico.

La diagnosi di appendicite acuta è clinica, in base alla sintomatologia riferita dal paziente ed ai reperti obiettivi al letto del paziente.

Altri esami strumentali (ecografia addome, TAC addome) possono fornire ulteriori indicazioni in casi difficili o con patologie concomitanti importanti che devono sempre essere valutate.

Se c'è l'indicazione chirurgica, l'intervento di appendicite può essere eseguito con tecnica laparoscopica.

Per l'appendicectomia laparoscopica il paziente necessita di una anestesia generale, dopo attenta valutazione anestesiologica.

Si eseguono in genere tre incisioni sull'addome per inserire l'ottica laparoscopica e due strumenti operatori che permettono di asportare l'appendice.

In qualunque momento dell'intervento, il chirurgo operatore può decidere di convertire l'intervento in una laparotomia per garantire una costanza di sicurezza al paziente, in casi di particolare difficoltà o per sopraggiunta instabilità delle condizioni  del paziente.

Al termine dell'intervento, il chirurgo può decidere di inserire un drenaggio chirurgico.

Il paziente, se necessario, veine sottposto a terapia antibiotica  dopo l'intervento, con infusione di liquidi per via venosa. In base alle condizioni del paziente si decide di reinserire una cauta alimentazione per bocca. Se tutto procede regolarmente, la dimissione può avvenire dopo 48 - 72 ore dall'intervento, con indicazioni per terapia antidolorifica e medicazioni chirurgiche successive.

Un appendicite acuta può essere un grave insulto all'organismo per la presenta di peritonite, che può arrivare fino a quadri estremamente gravi di shock settico.

 

Calcolosi del coledoco - ERCP

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La calcolosi del coledoco comporta la presenza  di calcoli nel condotto che porta la bile dal fegato all'intestino.

Questi calcoli provengono in genere dalla colecisti, ed è considerata una complicanza della calcolosi della colecisti.

Il coledoco dispone di una valvola prima del suo sbocco nella prima porzione dell'intestino (duodeno) ed è un tratto ristretto dove un calcolo può fermarsi e ostruire il deflusso della bile. Se la bile non defluisce nel duodeno si crea la possibilità di un accumulo nel fegato e nell'organismo, dando origine ad un ittero ostruttivo.

L'ostruzione biliare necessita di essere risolta perchè l'accumulo di bile comporta un progressivo ed ingravescente stato tossico dell'organismo.

Una delle terapie dell'ostruzione del coledoco può essere  la ERCP.

La ERCP (colangiopancreatografia retrograda endoscopica) è una procedura utilizzata per diagnosi e per la terapia di patologie delle vie biliari.

La procedura ERCP è generalmente eseguita con paziente sedato e consiste nell'introdurre uno strumento endoscopico attraverso la bocca fino allo stomaco ed al duodeno. Il duodeno è la prima porzione di intestino dopo lo stomaco.

 Stomaco e duodeno

 Nel duodeno sbocca il coledoco, proveniente dal fegato e dalla colecisti,  e il dotto pancreatico  che invece riversa nell'intestino i succhi pancreatici.

Iniettando un mezzo di contrasto radiologico ed eseguendo una radiografia è possibile identificare la presenza di alterazioni del contenuto del coledoco (coledocolitiasi ed altro). Se ci sono calcoli, utilizzando un canale dell'endoscopio è possibile  aprire il condotto ed inserire strumenti per la rimozione dei calcoli, inserire piccoli tubi per drenare la bile o inserire protesi dilatative.

La procedura ERCP permette di realizzare una terapia combinata dei calcoli della colecisti con calcoli nel coledoco, evitando di eseguire un intervento chirurgico con apertura dell'addome e dell'intestino.

Un'altra possibilità della metodica ERCP è la palliazione delle stenosi coledociche di origine neoplastica.

Le complicanze della ERCP comprendono:

  • infezione delle vie biliari (colangite)
  • pancreatite
  • perforazione del duodeno
  • sanguinamento
  • perforazione coledococica
 

Calcolosi della colecisti - Rischi operatori in laparoscopia

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La chirurgia laparoscopica dei calcoli della colecisti ha rischi e complicanze sovrapponibili alla chirurgia per via tradizionale.

La laparoscopia necessita di una tecnica operatoria molto precisa, perchè il sanguinamento disturba molto l'operatore e rallenta l'esecuzione dell'intervento.

Sono possibili eventi avversi e complicanze esistenti per qualunque intervento chirurgico in anestesia generale:

  • sanguinamento:
    • all'interno dell'addome
    • nello spessore della parete addominale sul percorso degli strumenti laparoscopici
    • da lesione di vasi sanguigni importanti all'interno dell'addome
  • lesioni delle vie biliari
  • fuoriuscita di bile dal letto epatico e dalle vie biliari
  • calcolosi residua del coledoco
  • lesioni di organi addominali
  • infezioni della ferita
  • pancreatite acuta
  • complicanze maggiori cardiocircolatorie
  • insufficienza respiratoria
  • polmonite acquisita
  • trombosi venosa profonda
  • embolia gassosa

 Fra le complicanze post-operatorie si può ricordare:

  • sanguinamento postoperatorio
  • leakage biliari
  • perforazione di organi cavi
  • formazione di raccolte ematiche e biliari, ascessuali
  • laparocele su trocars
  • aderenze peritoneali.

Le lesioni delle vie biliari sono indicate intorno ad 1-5 su 1000 interventi in laparoscopia ed 1 su 1000 in tecnica aperta.

 La percentuale di queste singole voci sugli interventi di colecistectomia laparoscopica è variabile; sono parzialmente associate alla esperienza dell'operatore, anche se non esistono operatori virtualmente esenti da complicanze.

La conversione dell'intervento con tecnica laparoscopica a tecnica laparotomica tradizionale non va considerata una complicanza, ma una sicurezza per il paziente quando il chirurgo ritiene di volere un contatto diretto con le strutture anatomiche per dominare una situazione critica o non chiara dal punto di vista anatomico o di patologia.

Sono descritte molte varianti anatomiche delle vie biliari; non tutte sono immediatamente comprensibili e trattabili per via laparoscopica, per cui è necessario ricorrere alla tecnica aperta laparotomica.

Nella figura sottostante si evidenziano le varianti anatomiche delle vie biliari.

Varianti anatomiche delle vie biliari

 

Calcolosi della colecisti - Decorso postoperatorio

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Il decorso post-operatorio intraospedaliero della colecistectomia si articola in più fasi, interconnesse fra di loro, ma identificabili in:

  • invio del paziente al Reparto dopo l'intervento
  • monitoraggio assiduo dei parametri vitali (respiro, polso, pressione arteriosa, diuresi)
  • monitoraggio costante del livello di dolore percepito dal paziente
  • calibrazione della somministrazione dei farmaci antidolorifici in base al livello di dolore riferito ed ai parametri vitali rilevati
  • prelievo di esami ematochimici per controllo post-operatorio
  • mobilizzazione precoce
  • ripresa della alimentazione
  • valutazione delle condizioni cliniche e soggettive per la dimissione del paziente
  • prescrizione e indicazione del giorno del controllo ambulatoriale
  • indicazioni sulla condotta alimentare e personale da mantenere

Il paziente dimesso può disporre sempre un punto di riferimento nella Struttura Ospedaliera per ogni evento o necessità o dubbio da risolvere.

Il contatto con la Struttura ospedaliera è mantenuto attraverso due canali di comunicazione:

  • un numero telefonico che fa riferimento al medico di guardia della Chirurgia Generale (24h/24)
  • un riferimento al Centro di Accoglienza pazienti del Reparto attivo tutte le mattine, con possibilità di eseguire controlli medici e/o esami di laboratorio in modo rapido

Il recupero della normale attività lavorativa e quotidiana dopo un intervento per calcolosi della colecisti eseguito per via laparoscopica è rapido: in circa 15 giorni un paziente può riprendere un lavoro con attività fisica di media entità o da ufficio.

 

Calcolosi della colecisti - Terapia medica

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La terapia medica per la calcolosi della colecisti è costituita da farmaci, assunti per via orale, fra cui la principale è l'acido ursodesossicolico. L'indicazione al farmaco è costituita da pazienti giovani, con calcoli piccoli, mobili all'interno della colecisti. Il farmaco va assunto per sei mesi - un anno ed ha qualche controindicazione, per esempio epatopatie croniche, anamnesi di lesioni polipoidi del colon.

Il farmaco è efficace in circa la metà dei pazienti, ma spesso i calcoli si ripresentano in poco tempo. Necessita di monitoraggio periodico sia con esami di laboratorio che con ecografia dell'addome.

Non ci sono studi che possano convalidare gli effetti collaterali sul lungo periodo.

La terapia con acido ursodesossicolico è consigliata a pazienti con un rischio chirurgico elevato per età o comorbidità o come coadiuvante nella litiasi del coledoco dopo ERCP.

 
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