La peritonectomia, o intervento di Sugarbaker, è un trattamento chirurgico integrato che può essere applicato ad alcuni pazienti con carcinosi peritoneale da malattie tumorali che si sono dimostrate sensibili a questa terapia.
L'intervento consiste nell'eseguire sull'addome una incisione laparotomica mediana allo scopo di esplorare completamente i visceri, per valutare l'estensione della carcinosi peritoneale e fare una previsione della possibilità di asportazione della malattia.
Il fine dell'intervento è quello di non lasciare malattia visibile ad occhio nudo o, se non è possibile asportare tutto il visibile, lasciare noduli di diametro massimo non superiore a 3-5 millimetri; per asportare la malattia è necessario rimuovere il rivestimento peritoneale dell'interno dell'addome e quello che riveste i visceri (somaco, intestino, fegato, colecisti, vescica, utero ed annessi).
Spesso, per raggiungere una 'pulizia' spinta è necessario asportare molto, non solo il peritoneo. L'intento del chirurgo è un intervento che abbia un profilo di rischio accettabile per le condizioni del paziente e sia compatibile con una qualità residua di vita buona.
Una volta eseguita la fase demolitiva dell'intervento è necessario iniziare la chemioipertermia intraperitoneale.
La chemioipertermia intraperitoneale, come descritto in altra sezione di questo sito, ha l'intento di trattare con farmaci antitumorali ad alto dosaggio e con temperature elevate tutta la cavità addominale, in modo da cercare di curare la malattia residua, microscopica e macroscopica eventualmente ancora presente.
Una volta esaurita la fase della chemioipertermia si eseguono ulteriori manovre chirurgihe di completamento, controllo dell'emostasi, posizionamento di drenaggi, confezionamento di stomie.
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